I Campi Flegrei
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Campi Flegrei (dal greco phlegraios = ardente; per l'evidente attività
vulcanica), situati a nord di Napoli, rivelano tutta la spettacolare
natura di un territorio tra i più ricchi di storia del nostro
paese: una sconfinata depressione vulcanica, generata dallo svuotamento
della camera magmatica, a seguito di una violentissima eruzione che
ne provocò il conseguente collasso e l'ingressione del mare all'interno
dell'area.
Proprio questa particolare caratteristica è alla base dell'antichissima viticoltura di questi luoghi, già descritta da importanti scrittori dell'antichità, quali Catone, Varrone, Plinio e Columella. In un graffito del primo secolo d.C., ritrovato in una taberna puteolana, Tibullo fa espresso riferimento a tecniche viticole autoctone. La storia della viticoltura è proseguita nei secoli senza interruzione di sorta. Con la nascita del Regno di Napoli, anche le campagne della zona trovarono un miglior assetto, e la vite portò la sua fama fin nel Medio Evo, quando il vino de Putheolo era tra i vini prescelti dalla regia mensa al tempo di Carlo II D'Angiò. Con l'avvento dei Borboni, a Napoli e nelle campagne flegrée, si affrontarono importanti lavori di bonifica e di convogliamento delle acque; furono aperti gli emissari del lago di Patria e del lago Fusaro e fu costruito l'alveo dei Camaldoli. Lo splendore di queste terre richiamò artisti da tutto il mondo e il suo incanto fu immortalato in gouache e poesie. Nella seconda metà dell'800 fu istituito il "Comizio Agrario Puteolano" e successivamente fu impiantata in zona, una cantina sperimentale la cui attività contribuì molto al miglioramento della produzione, e allo sviluppo del commercio. |